Scarabeo

Rimase con un filo di voce, e lì vi appese le parole superstiti, come panni umidi che ancora non è tempo di ritirare. E le vide tra le sue dita e le annusò a lungo per riconoscere l’odore. Per ritrovare il senso.
Il vento la sorprese, le parole si rigirarono e scivolarono via e si affrettò a trattenerle, trattenerne più che poteva. Erano poche e stavano scivolando altrove. E allora sospirò, e si piegò a raccoglierne altre. Le fermava con tutto ciò che trovava, prima con una graffetta, poi una forcina, qualche goccia di colla liquida, con un pezzo di cintura sfilata e abbandonata da tempo sul bracciolo della poltrona. Provò anche con un capello, ma si spezzò subito dopo. Allungava le braccia, si sporgeva più che poteva verso quel filo e allineava lettere in cerca di parole. Ancora niente, ancora troppo poche. Prese una forchetta, ci infilzò una virgola e la lanciò verso il filo. Roteò nell’aria e per un istante si agganciò per poi cadere a terra. La lettera si ripiegò ma lei non se ne curò più. Farò con quel che resta, pensò. E pensò che non era molto, che le sarebbe piaciuto allineare, invece, centinaia di belle-parole, percorrerle una per una, rallentando avvicinandosi a una virgola, magari fermarsi e scegliere seguendo l’ispirazione del momento, come un abito perfetto per l’occasione giusta. Pensò che le sarebbe piaciuto trovarne sempre di nuove, magari azzardando qualche insolito accostamento, di tanto in tanto, come un vezzo, per vedere l’effetto che fa, per sentirsi diversa da se stessa, per una volta, che per troppo tempo era rimasta incollata a quella sedia a dondolo a guardare il mondo con occhi presi a prestito, pronunciando filastrocche stonate imparate a memoria la notte con un registratore acceso sotto il cuscino. Non era molto, è vero, ma poteva bastare. Bastava iniziare a guardarle, ri-conoscerle e usarle.
Masticò qualche parola e andò a fare una passeggiata.

 Non era ancora tempo di ritirare i panni. 

ph_K. Roy