In sogno

Quella bestia assopita, di’, chi l’ha destata?

Cullata dal tempo monotono, attendeva assoluzione su caldo legno

a forza tu la strappi al suo indolente torpore

e ora veglia sublime e mostruosa, la notte.

Tu,

che in sogno segui i contorni delle pieghe delle vene e dei respiri interrotti

disegni sulla curva del mio fianco una scia di odori che svelano la via,

acuta ed esile come una voce che recita preghiere,

e giunge all’altare a celebrare un senso di gravitazione perfetta.

Tu,

che ti fai ricciolo lungo il piede nudo,

a spirale risali avido per la trasfigurata sorte

dove i sogni tuoi s’avverano. 

Tu,

mentre cupo il vino scorre e il palpito ebbro si scioglie tra le mani

adeschi e poi offuschi, a confondere tracce ed eludere presenze.

E il ribollir di sangue impetuoso fa vibrare quelle membra

frementi e frenetiche che s’offrono in sacrificio.

E tu affonda, maledetto!

corrodi ogni volontà e dilania le carni crude,

pizzica i nervi scoperti e tesi come corde.

Oh tu,

crudele compositore, belva mutevole ed ignota come un cielo nero

all’apparire dell’alba

mi lasci ansante su questo legno caldo,

protesa come un folle

in preda a una specie di implacabile delirio.

Inquieta cagna,

senza cibo né acqua.

Agonia insopportabile,

l’estasi.