Da qui a lì (aria-di-casa)

Era piuttosto piccola quella casa. Si guardarono a lungo, si sorrisero con gli occhi e decisero che era perfetta per loro. Tenevano la chiave nella mano, nella tasca più stretta e profonda, a essere sicuri che non scivolasse fuori, che non si smarrisse sfilando la lista della spesa. Insieme, si misero a canticchiare una canzone che non conoscevano. Era bella quella casa, non importava fosse così piccola. Da qui a lì, la mattina, l’aroma del caffè si mischiava coi baci, e da là a quaggiù c’era tempo per lavorare e disegnare su carta velina colorata. La notte, le parole sprofondavano tra carezze e cuscini troppo grandi che cercavano di scalciare via, per farsi altro spazio. E cambiarono lenzuola tovaglie e tende. Respiravano aria-di-casa, senza mai uscire. Discussero sul colore per le pareti, sfogliarono riviste, studiarono gli accostamenti percorrendo tutto lo spazio che li circondava. Da qui a lì, da là a quaggiù, senza mai fermarsi. Le prime gocce sulla coperta presero forme strane e buffe. Si fermarono a guardarle e risero un po’. Mica male, pensò lei mentre l’uomo riprese a intingere il pennello nel colore. Alzò il braccio e il colore gli colò addosso. Si voltò a guardarla, mica male, arrotolata sulle ginocchia a ripiegare vestiti e vecchie briciole. Le pareti cambiarono colore. Divennero plumbee, senza mai passare per i riflessi caldi dell’autunno. Sentirono freddo, e si accorsero delle prime gocce di pioggia. La donna si sporse, i piedi dondolarono nel vuoto solo un attimo, poi puntò l’alluce. Saltò giù di fretta, prese la chiave dalla tasca dei pantaloni.
Infilò le pantofole, scese dal letto e corse a cercare un ombrello. 

Arne Svenson

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