C’est la vie (funziona da dio)

Non lo so più come funziona. Il libretto di istruzioni mica ce l’hanno consegnato quella sera alla rotonda, e tu mi tenevi la mano e dicevi che bastava sorridere, e sì, io sorridevo e ti sentivo passare accanto a me, e poi davanti, e aprivi le braccia, a trattenermi. E io aprivo le braccia, ad accoglierti, con le parole scritte che mi volavano in faccia e passavano tra i capelli, scorrevano fino alle punte, di rincorsa si tuffavano in una ciocca e ribelli vi restavano per un po’, vezzoso tormento.

Non lo so più come funziona, che sembrava tutto facile, senza istruzioni e senza la brugola passepartout dell’ikea. Ci si incastrava, semplice. Era facile, noi tipi d’altri tempi, con quei baci lievemente alcolici e i sorrisi che facevano venire le grinze sulla faccia. Era facile, noi che la notte scrivevamo e parlavamo la stessa lingua, e ridevamo insieme, ossì, fin dopo l’una, è tardi e buonanotte, dormi bene ciao. Ci si incastrava, semplice: di su di giù, a destra e a sinistra, e sopra e sotto, e dentro e fuori.  

Non lo so più com’è che funziona, quando qualcuno lancia i dadi per aria ed esce un numero, uno qualsiasi ed è quello sbagliato, che non si stava insieme ma ci si lascia, e lo spazio tra  c h i a r i f i c a t or e // r i s o l u t o r e  si fa così stretto che pure il filo interdentale resterebbe incastrato tra le parole e tu resti lì, a rosicchiare sogni e labbra, con le tue immagini tra mani e cosce, e vorresti bertele tutto d’un fiato e poi stordirti finché l’alba non si porta tutto via con sé. E’ che viene poi, l’alba, ma solo le ombre si porta via, e tutto si fa chiaro e tutto lì, di nuovo. Che ci faccio ora con tutte queste parole in mano?

Non lo so più come funziona, quando poi metti il broncio e cerchi di uscire dalle immagini a colori e dalle parole cantate al chiaro di luna, ma sei appena di lato, dall’altra parte del bancone della cucina, e la distanza è ridicola e così ridi e ti avvicini e quel broncio lo cacci nella tasca del vestito nero e senti il profumo dello zolfo e booooom! è già tardi, che la lingua nella tua bocca cerca avida buone scuse e quel dolce balsamo che lenisce ogni pena. Oh, dolci baci e languide carezze!

Ma sei certo che non ci fosse un libretto d’istruzioni, quella sera? Fosse anche uno di quello semplificati, con le immaginette senza didascalie. Ce l’avrebbero suggerito, di mantenere le distanze di sicurezza, che qui va tutto a fuoco ora. Non lo senti come brucia questa voglia, santocielo?! E basta così, al diavolo l’estintore, e quei baci bagnati di saliva e benzina corrodono ogni logica, corrompono quella volontà labile che abbiamo avvolto con alga nori e tanti bei discorsi. E sia, che a me mica spaventa the dark side of the moon. E’ tutto qui, e forse è pure troppo, o troppo poco, lo so. Dai, avvicinati (vicina, sì: così vicina che sono parte di te, lo senti?)

Non lo so come funziona quando sembri uguale a me, e sprofondiamo l’uno nell’altro –  senza più uno sfondo –  animali affamati a confonderci. Lo so, lo so che non era previsto e rido, rido forte – folle che sei, sasha! – con tutta quella coerenza che si scioglie al primo dito che passa lieve sulla pelle, e poi rotola all’angolo della stanza e rotoliamo pure noi, e il pavimento diventa morbido come le convinzioni che ci scambiammo e nella notte per un attimo nuovamente ci incastriamo, senza istruzioni, senza brugola e forse siamo felici, per un attimo, insieme. Forse, per un attimo, fintantoché dura.

Non lo so mica com’è che funziona, quando si resta a-m-i-c-i e si scivola nel nero, e non ci sono parole né respiri, e i colori che restano sono quelli luminescenti di una pagina condivisa, e va bene così, disciolti pure loro nel marasma virtuale, in-colore in-sapore in-dolore. E’ così che ti piace, amico mio? Ci provo a prendere appunti, e il mio change, lo sai, trabocca di pensieri a neon e asterischi, il tuo stupido liberoooo manca certe notti, e sfoglio veloce pagine senza leggere, che fa caldo e adesso serve solo a fare aria. Chissà se poi hai capito quella cosa a pagina quarantatré. Non ne abbiamo più parlato, amico mio. Forse un giorno ci scriverò un post, e tu commenterai, e ci sorrideremo senza vederci, e lì saremo amici foreverandever e magari avremo voglia e ce lo diremo a bassa voce e poi basta così, che non sta bene. O forse prontivia!, ci troveremo alla rotonda e poi parleremo a non-bar e brinderemo alle nostre scemenze e ci mangeremo. Due animali affamati, solo per un attimo s’intende, per correttezza che siamo amici, e lo so, non vuoi rovinarti l’appetito.

Io non lo so come funziona così, ma tu sì: da dio.

(Bé amico, ciao)

v.

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